Maria 1940

image

                                                                      A tredici anni era già alta e slanciata come  un bocciolo di rosa  che,  al primo calore di fine inverno,  si dirama dal tronco della pianta madre e si sviluppa verso l’alto, puntando al cielo, sopravanzando il rado e tenero fogliame appena spuntato e, nel frattempo, dischiude appena i sepali,  lasciando intravedere il suo colore non ancora definito. Così cresceva il suo corpo  acerbo, fra la sottaciuta invidia delle sue amiche, rimaste ancora  bambine, sotto gli occhi meravigliati della gente che, come il giardiniere accorto, sembrava attendere il momento della sua fioritura, pregustandone i colori ed i profumi. Maria viveva questa sua metamorfosi  quasi inconsapevole della sua bellezza e delle aspettative di chi la circondava. Andava orgogliosa,  e non faceva nulla per nasconderlo, dei suoi  lunghissimi capelli, neri e corposi,  che le ammantavano le spalle quando non li raccoglieva in una grossa treccia. Aveva la pelle chiara come l’avorio e gli occhi cangianti,  color nocciola con pagliuzze verdi  che sembravano brillare alla luce del sole…

 

Per strada camminava a grandi passi, spingendo in avanti  l’ ampia  gonna  a pieghe che indossava sovente  e che, al suo incedere, sembrava  aprirsi e richiudersi come un ventaglio.  I suoi piedi, cinti dai sandali sottili,  sfioravano  appena la strada, tanto era leggera ed aggraziata,  come in un passo di danza, bilanciato dal movimento morbido e naturale delle braccia bianche. Chi la osservava la prima volta non la dimenticava facilmente, e non era mai meno bella,  neanche  quando era accigliata o se nella sua  cesta, invece di un mazzo di fiori, portava  della verdura o gli stracci da lavare del laboratorio del padre.     

 

I ragazzi del quartiere e i garzoni delle botteghe aspettavano le sue rare uscite e ogni occasione propizia per incontrarla. La attendevano la domenica, al termine della messa,  dopo aver tentato inutilmente di incrociarne lo sguardo durante tutta la funzione,  sollevandosi sulle punte dei piedi ed allungando il collo verso la navata riservata alle donne. Oppure speravano in incrociarla per le strade del rione  quando sbrigava,  da sola o con la madre, qualche commissione. Salivano fin sulle terrazze dei caseggiati vicini quando, al sabato mattina e  dopo il bucato,  la ragazza  andava  a stendere i panni ad asciugare.  Si sedevano sulla parete esterna ed inclinata  della tromba delle scale, la parte più alta, ma anche l’unica zona non protetta dei terrazzi di quei vecchi palazzi, sfidando il muschio ed i licheni che potevano farli scivolare in basso fino a sfracellarsi al suolo.  Da quell’osservatorio, dividendosi le “tirate” di un  mozzicone di sigaro che li faceva sentire già uomini, potevano guardare fin nella terrazza di Maria ed aspettare che lei, uscendo dai corridoi profumati di sapone delle lenzuola stese ad asciugare, girasse lo sguardo e si accorgesse di loro, che la salutavano con ampi gesti delle braccia. Rispondeva con un cenno ed un sorriso mentre,  con l’altra mano, si proteggeva gli occhi color nocciola dai raggi radenti del sole.

 

Maria aveva appena il tempo di salutarli, i suoi amici di infanzia, prima chiassosi e distratti ed  ora  così premurosi e presenti, vergognandosi  un po’ per quel nuovo ed inspiegabile compiacimento che provava per queste attenzioni. Riconosceva Tore, un ragazzo alto e magro, scuro come  la pece, con due occhi da saraceno, che si toglieva la canottiera e la agitava come una bandiera. Poi c’era Luigino “u pilirussu”, rosso e lentigginoso,  con il viso sempre bruciato dal sole, il buontempone del gruppo. E c’era ancora, a dispetto del ruolo “sociale” che si era ritagliato,  Antonio, il primo della classe, che faceva il chierichetto e serviva alla messa della Chiesa di San Matteo. A loro si aggiungevano altri amici occasionali, selezionati con cura dal trio dei fedelissimi.

 

Sollecitata dalla voce della madre che aveva già imboccato le scale, Maria rubava ancora un attimo per guardare verso l’orizzonte, spaziando fra i tetti, tutti uguali, tutti di pietra dorata, interrotti solo dalle altissime facciate delle chiese barocche. Un paesaggio  che era animato  dai voli delle rondini, dai panni che sventolavano sotto le raffiche della tramontana estiva  e dall’ondeggiare delle cime  di qualche albero.

 

Chissà perché le cose, osservate  dall’alto, le sembravano sempre più belle e pulite. Forse perché la sua ingenuità, da giovanetta, le faceva percepire e dilatare  il bello e la induceva ad ignorare il brutto, rendendolo apparentemente piccolo ed insignificante.

 

Maria respirava profondamente l’aria che,  lassù, sapeva del profumo di gelsomino che risaliva dai giardini  incastonati fra i palazzotti, lasciandosi, più in basso, l’odore acre della cenere dei focolari  e delle muffe, i miasmi dei pozzi neri e dei pollai, il rancido di roba andata a male depositata negli angoli dei vicoli.

 

«Mariaaaa! Ti decidi?» insisteva la madre, che aveva già raggiunto il pianerottolo. La ragazza si avvitava velocemente su una spalla  la nuvola di capelli neri, strizzandone il vento che ci aveva giocato fino ad  un attimo prima, raccoglieva la cesta vuota e scendeva velocemente la ripida rampa di scale che la riportava al fresco ed alla tranquillità della casa, lasciando i ragazzi, sulla terrazza di fronte, a litigare e spintonarsi su chi di loro, da grande, l’avrebbe sposata…

 

(Qualcuno ricorda ancora oggi la bellezza di quella Maria… Questa storia è dedicata ad ognuno di noi ed alla  “Maria” che ha amato da fanciullo.)

 

 

Lorenzo De Donno marzo 2015

Annunci

8 thoughts on “Maria 1940”

    1. Gentile Affy, benvenuta su questa pagina, in questo racconto, che fa parte di in testo più ampio ed articolato, i ricordi non sono i miei (magari quelli dei miei genitori…). Grazie per non esserti annoiata….

      Mi piace

    1. Se c’eri anche a Lecce nel 1940, con i ragazzi del rione (vorrei dire fra gli sfigati ma poi sarebbe troppo difficile spiegarlo agli altri😁) significa che il racconto è stato efficace… Ti ringrazio per l’attenzione!

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...