La devota (Storie di strada n.3)

 

Una vecchia utilitaria si ferma nei pressi del sagrato della chiesa. Ne scende una giovane donna, rotondetta e dall’aspetto simpatico e concreto. Porta una abitino prendisole , che lascia vedere le spalle e le  braccia, bianche e morbide come pasta lievitata, e calza pantofole di pezza.

 

 Ha fretta e non vuole farsi notare, me ne accorgo dal veloce movimento “destra-sinistra” degli occhi dietro alle spesse lenti da miope. E’ uscita di casa così, come si trovava, contando sul fatto che, a quell’ ora, sono tutti impegnati a pranzare.

Gira intorno all’auto e apre lo sportello del passeggero. Vedo che guarda attentamente il sedile, incerta sul da farsi. Poi si china ed estrae un grande centrino di pizzo bianco, stirato di fresco. Lo tiene con la punta delle dita per il lato più stretto, per non sciuparlo, portando alte le braccia perché quel ricamo prezioso non tocchi terra.

 

Una folata di vento improvvisa, profumata di fiori di tiglio, sembra che glielo voglia strappare di mano, e già un lembo le è sfuggito! Lei esclama qualcosa, non è un’imprecazione (o forse la è….).

Recupera velocemente l’angolo perso del centrino e corre verso l’ingresso della chiesa.

 

 

 

 

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