La casa nel viale (Storie di strada n.5)

La casa nel viale (storie di strada n. 5)

Percorrendo il viale dell’Addolorata, mi sono soffermato, quasi senza volerlo, davanti ad una bella casa di pietra bianca, dallo stile vagamente “deco”, che risale ai primi del 900. Quella costruzione la conosco bene per esserci passato davanti migliaia di volte, apparteneva alla Signora Cordelia De Fabrizio in Mele, una brava e “storica” maestra che era ancora in servizio presso la Scuola Elementare Principe di Piemonte, quando io ne ero alunno, alla fine degli anni ‘60.

Non era la mia insegnante ma, già allora, si usava gemellare le classi, mettendo a fattor comune una parte delle attività didattiche. La Signora Mele era, infatti, la “concertatrice” delle recite scolastiche, la regista dolce – ma implacabile – che ti faceva ripetere le battute cento volte, nel vano tentativo di migliorarti la dizione e l’espressività dell’esposizione.

(Strano modo si aveva, in quegli anni, di dare il “titolo” agli insegnanti elementari . L’uomo era sempre il “professore”, la donna era la “Signora” o “Signorina”. La parola neutra di “insegnante”, che avrebbe livellato i sessi, era bandita così come non si usava l’appellativo di “maestro” o “maestra”,  forse perché simile al dialettale  “mesciu” e “mescia” che richiamava troppo le attività artigianali).

Intere generazioni di alunni magliesi devono alla Maestra Mele le fondamenta di brillanti carriere e anche chi, per le vicende della vita o per proprie diverse attitudini , non ha raggiunto collocazioni rilevanti, può vantare una, non meno importante, ricchezza interiore e di sentimenti che sono sicuramente retaggio della sua sensibilità di educatrice.

Mi capita spesso di pensare a lei quando passo sotto quelle finestre, oggi sempre celate da persiane verdi, eternamente serrate. La ricordo, affacciata sul quel davanzale di pietra leccese, nei pomeriggi di primavera, quando lo sterrato dei marciapiedi ai lati della strada si asciugava dall’umidità  invernale e gli alberi che vi erano piantati rinverdivano, oppure le domeniche mattina, sull’ uscio della casa, salutare con la sua voce morbida e forte allo stesso tempo, proprio “da maestra”, le persone che la ossequiavano percorrendo il viale per recarsi in chiesa. Sempre sorridente, bonaria, curata nell’aspetto e vestita sobriamente, come si conviene ad una donna consapevole della responsabilità e della rappresentatività del suo  ruolo nella comunità.

Nonostante siano passati tantissimi anni dalla sua morte e la casa abbia subito delle (rispettose) ristrutturazioni e cambi di proprietà, il ricordo della Signora Mele, per me, è inscindibile da quel viale e da quella finestra. Una presenza costante. Riflettendoci, però, non avrebbe senso associarla solo alla sua casa. Avrebbe più senso immaginarla , se mai fosse possibile, dopo la morte, frequentare il mondo in un’altra dimensione, sulle tavole scricchiolanti del teatrino o fra i banchi della “Principe di Piemonte” impegnata ancora a sostenere, a mo’ di angelo custode, la crescita di nuove generazioni di alunni. Imbarazzi da sconfiggere, rossori da far superare…

Spero che l’attuale proprietaria, oggi, non si sia preoccupata più di tanto quando, scesa dall’ auto, si è accorta che fissavo la sua porta d’ingresso. In realtà cercavo di decifrare i due fregi “deco” di pietra posti sulla facciata (come di un diapason che si incastra in un cerchio). Vorrei rassicurarla. Non farò alcun tentativo di effrazione, lo giuro!.

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