La vera storia del pacco di pasta Barilla e dei cerchietti magici

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Qualcuno, convinto di farmi un apprezzamento gradito, mi ha detto che, se volessi, potrei scrivere una storia credibile persino su un oggetto banale quale può essere il pacco di cartone della pasta. Pur non trascurando l’idea (sarebbe una sfida da cogliere, avendone il tempo), sono costretto a rimandare ad altro momento la “Storia vera del pacco di pasta Barilla” e, confessando il trucco narrativo di averla comunque inserita nel titolo per attirare la vostra attenzione, passerò direttamente all’argomento successivo.
Come al solito è una storia vera, “illustrata” a modo mio – ma senza alcuna invenzione – nell’intento di rendervela piacevole, auspicando che arriviate fino in fondo. Non userò il nome vero del protagonista, per non esporlo gratuitamente ma, alla fine del racconto, chi vorrà diventarne parte attiva avrà gli elementi per dare allo stesso un seguito e, forse, per individuare la persona.
Mario (lo chiamerò così ) è un ragazzo dal sorriso sincero. Pur essendo alto, biondo e con gli occhi azzurri, non sembra essere stato condizionato, in negativo, dal suo aspetto accattivante, vagamente “raffaelliano”, ha modi cortesi e un’educazione senza incertezze.
Lo conosco da un po’ di tempo in quanto frequentiamo la stessa palestra, sono un iscritto “senior” e ci ho visto crescere centinaia di ragazzi. Pur appartenendo ad una generazione successiva alla mia, mi ha subito considerato come un amico disinteressato e, nelle pause fra un esercizio ed un altro, spesso mi ha raccontato di sé. Qualche volta si è portato dietro anche il suo bambino più grande (si è sposato giovanissimo ed ha già due figli), anche lui è biondo ed ha gli occhi azzurri e, pur essendo piccolissimo, parla bene ed ha la stessa educazione del padre.
La storia parte dallo scorso anno. Mi raccontò della sua bella famigliola, dei bimbi piccoli e della sua precaria situazione lavorativa. Infatti era sottopagato, senza contratto e, di conseguenza, senza contributi. Faceva orari impossibili e ferie che, se venivano concesse, erano imposte nei periodi scelti dal datore di lavoro. Mi disse che non poteva fare lo schizzinoso, perché doveva fare i conti con il bilancio famigliare e con le spese in aumento determinate dall’arrivo dei bambini . La giovanissima moglie, molto brava nei lavori creativi e di decorazione, stava cercando di iniziare un’attività artigianale di produzione di oggettini ed accessori in tessuto e feltro (cerchietti per i capelli, fermagli, ecc) da portare nei mercati, nella speranza di poter contribuire presto ad incrementare le entrate familiari.
Un giorno era particolarmente sfiduciato, mi disse che aveva venduto la sua “play station” per far fronte a delle spese impreviste. Ma non voleva piangersi addosso, né chiedere aiuto, sapeva che quel sacrificio (perché sacrificio é per chi è cresciuto a pane nutella e videogiochi) era da fare e basta. Gli dispiaceva, però, di aver privato anche il figlio di quello svago ma ormai era fatta, era andata così.
Quel pomeriggio lo salutai con l’amaro in bocca anche perché non gli ero stato d’aiuto in modo concreto. Averlo rincuorato ed elogiato per il suo modo di essere era veramente ben poca cosa.
La settimana successiva, invece, mi venne incontro sorridente. Mi chiese se ricordassi il fatto della vendita del videogioco (Certo che lo ricordavo!). Ebbene, era successo un qualcosa di straordinario. Mentre lavorava aveva ascoltato, alla radio, una trasmissione a premi di un network nazionale. In palio c’era proprio una play station. Non era una prova di abilità, non bisognava dare una risposta ad un quesito ma solo fornire una motivazione plausibile per la quale ci si riteneva meritevoli di un premio.
Mario aveva inviato il messaggio in redazione condensando in poche parole quello che era successo, il fatto che aveva venduto io suo videogioco per necessità, e la redazione aveva scelto proprio la sua motivazione. I conduttori lo avevano chiamato, in diretta nazionale, e gli avevano fatto i complimenti, contenti di aver restituito a quella famiglia lo svago di cui si era dovuta privare. Volle farmi ascoltare la registrazione. Sapeva di non aver risolto nulla, ancora, della sua vita complicata ma quello, mi disse, era un segnale positivo, una speranza per andare avanti, nonostante le difficoltà.
Non lo vedevo da alcuni mesi, l’ho incontrato il giorno della ricorrenza di San Martino, nei pressi della Chiesetta ove era stato allestito un mercatino dell’artigianato . Ci siamo salutati velocemente e, poiché eravamo entrambi in compagnia, non ci siamo fermati a parlare. L’ho rivisto, poi, un paio di giorni dopo e, disponendo di più tempo, gli ho chiesto come andasse la vita. Mi ha risposto che non lavora da due mesi, era diventato impossibile continuare, in compenso la moglie sembra aver ingranato con la sua piccola attività. Lui la accompagna nelle fiere e nei mercatini. Il giorno di San Martino c’era anche il loro banchetto, fra gli altri. Non era lì per passeggiare. L’ho rimproverato bonariamente di non avermi fermato, avrei acquistato dei regalini per le mie nipotine e potevo mandargli qualche cliente in più. Lui si è schernito, mi ha detto che si sarebbe sentito in imbarazzo… Ma è comunque contento, gli oggettini realizzati dalla moglie sono piaciuti e spera che il loro piccolo commercio vada bene e che possa, in futuro, sostentare dignitosamente la famiglia.
Faccio un augurio a Mario, di cuore, ed alla sua giovane moglie creativa. Un augurio che “giri bene” per loro anche l’aspetto economico, perché di onestà, positività e sentimenti sono già “ricchi di famiglia”. A voi tutti raccomando, se doveste notare in qualche mercatino o in una fiera un banchetto di accessori originali in stoffa e panno colorato, gestito da una coppia di giovani, di comprare un cerchietto magico per voi, se siete donne (o per le vostre figlie), od un orecchino magico oppure qualsiasi altro magico accessorio per la casa.
Se non comprendete perché uso ripetutamente l’aggettivo “magico” non è colpa vostra, è colpa mia che non sono più buono a scrivere…
Buona domenica a tutti !
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