Risvegli in una notte d’inverno (novena di Natale)

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T. Lautrec – ritratto dei figli addormentati

Premessa: come la Coca Cola ed il panettone Bauli ogni Natale ripropongono le loro canzoncine della festività, anch’io  rispolvero questo  racconto, al quale sono affezionato perchè legato ai miei ricordi d’infanzia.    

Giuseppe fa l’autista, si è alzato dal letto che era notte fonda. Ora si prepara il caffè con la piccola moka da una  tazza, annerita dagli anni, che sbuffa e sfiata dall’ impanatura. Come ogni mattina, ripulendo gli schizzi dalla cucina,  si ripropone di cambiarne la guarnizione ma sa che, anche oggi,  se ne dimenticherà. Tra poco salirà sul suo pullman e raccoglierà,  dalle fermate dei paesi della provincia, impiegati ed operai infreddoliti e studenti sonnacchiosi, che si assopiranno sui sedili…

Antonio e Maria dormono profondamente nel  loro letto matrimoniale nuovo. Hanno discusso a lungo su chi dovesse appropriarsi del lato vicino alla finestra. Ha vinto Maria. Antonio, ora nel dormiveglia, sorride e  non riesce a spiegarsi perché sua moglie quella metà di letto sotto la finestra non l’abbia  proprio mai occupata…

Antonietta è sveglia dalle quattro, eppure non dormiva da due giorni. Ha controllato diverse volte l’orologio, le ossa le fanno ancora male per le tante ore passate in piedi.  Ha accarezzato cento volte il cuscino freddo accanto al suo e si è tirata su la coperta di lana. Sua figlia le ha raccomandato di prendere le gocce… Perché dovrebbe farlo? Per dimenticarsi che è rimasta sola, che è triste e che la vita non sarà mai più come prima? Meglio recitare il rosario perché, nonostante tutto, ha ancora la fede…

Roberto si è ritrovato nel letto una ragazza nuda, bellissima. Non sa come ci è arrivata, né lo vuole sapere. Sa solo che lo sta invitando a baciarla  e poi…si vedrà! Dovrà stare bene attento a non far rumore, perché i genitori, nella stanza vicina, non si accorgano di nulla…

Laura e Manuela non appartengono a quel genere di sorelle che condividono tutto. Manuela, la minore, è sempre stata una ribelle e,  da tempo, rivendica la sua completa autonomia. Ieri sera, però, piangeva in  silenzio sotto le coperte. Laura si è alzata, ha spostato il comodino ed ha accostato il suo lettino a quello della sorella, così come facevano quando erano piccole. L’ha abbracciata e l’ha tenuta così, tutta la notte, senza chiederle nulla… Verrà la mattina ed il momento delle confidenze, se Manuela lo vorrà…

Alessio non si spiegava  proprio perchè, con tutto quello spazio nel letto grande, la sua mamma ed il suo papà insistevano  perchè dormisse in un’altra stanza, dove fa anche più freddo. Tanto lo sapevano che lui si sarebbe alzato, che avrebbe chiesto da bere  e poi, portandosi dietro il cuscino, sarebbe andato a dormire di là. La mamma è già sveglia e se lo stringe forte, annusandogli i capelli che profumano di latte e di vaniglia. Pensa che nessun bambino, in fondo, ha avuto danni irreversibili per aver dormito nel lettone….

Capita di svegliarsi presto e male, con il silenzio che fischia nei timpani e con uno strano senso di agitazione. La capacità di dare il giusto peso ai problemi ed alle preoccupazioni della vita vacilla, la notte ci ha illuso con un temporaneo oblio ma ci ha restituito alla realtà più indifesi e vulnerabili.

Poi, avviene qualcosa che rompe quella calma apparente. E’ come il suono confuso di pochi strumenti musicali che si accordano per una prova d’orchestra. Sono note che arrivano da lontano, si ricorrono giù nella strada, filtrano la foschia e fanno vibrare le foglie delle siepi, rimbalzano sulle pareti piatte dei condomini.

Ti entrano in casa, scovando percorsi segreti, superando porte blindate e persiane sbarrate. A momenti si distingue solo il battere di una percussione, in altri si sentono solo gli strumenti a fiato. Un fiato vero, che soffia bollente nei legni  e si condensa fra le curve di ottone degli strumenti, sorretti da mani gelate, benché protette da guanti inutili. Ma i musici sono ancora troppo lontani e la melodia tarda a comporsi. Ancora un paio di isolati. Poi, la piccola banda imbocca la strada di casa. Ed ecco che i suoni si disciplinano, si armonizzano nella nenia di una pastorale natalizia.

Sono note di dolcezza infinita che ti abbracciano di gioia e ti commuovono di malinconia. Sanno di carezze antiche, di coccole e di pigiami caldi, di sottane imbiancate di farina, di risvegli repentini e di arrampicate sui davanzali. Odorano di aghi d’abete e di resina di pino, di miele e di dolci fatti in casa. Brillano di luci colorate, di stagnole e di fili argentati. Sono attimi da assaporare ad occhi chiusi, per farli durare a lungo, perché la banda sta per allontanarsi,  con lo stesso passo veloce di quando è sopraggiunta, e fra poco le note della pastorale saranno sempre più lievi, fino al momento in cui, già in fondo alla strada, si udirà, ancora per qualche istante, solo il rullare del tamburo… Scritto con WordPress per Android

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7 thoughts on “Risvegli in una notte d’inverno (novena di Natale)”

    1. Questo racconto lo scrissi, lasciandolo “pubblico”, quindi leggibile anche dai non amici, sulla mia pagina di Facebook nel 2013. Con il passaparola arrivò fino in Canada dove una signora di origine leccese mi scrisse, commossa, ringraziando per averle fatto rivivere alcuni momenti e ricordi, ormai sopiti, della sua infanzia.

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