La pazienza della meccanica

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LA PAZIENZA DELLA MECCANICA

La tencologia è un po’ cafona, sicuramente maleducata. Non dice buongiorno e buonasera, irrompe facendosi strada a spintoni, distrugge gli equilibri prestabiliti e ne produce di nuovi, non sempre migliori. Non ti rispetta e non ti aspetta, ti raggiunge dovunque, anche sulla tavoletta del cesso (ma te lo sei voluto…).

Mio padre sapeva riparare gli orologi meccanici. Ho detto “sapeva” perché non lo fa più da anni. Armato di monocolo, pinzette e cacciavite li smontava pezzo per pezzo, alla ricerca del dentino usurato di una rotellina di pochi millimetri nascosta all’interno dei meccanismi che, non per nulla, si chiamano tecnicamente “complicazioni”. Ogni pezzo andava sistemato in un contenitore diverso,  secondo l’ordine di smontaggio, per poterlo ricomporre a riparazione avvenuta. La diagnosi la faceva lui e non un processore. Da lui ho imparato che, quando il lavoro è delicato, ci vuole infinita pazienza e che un solo gesto incontrollato può vanificare la qualità ed il risultato. Una sorta di esercizio “zen” trasmessomi per osmosi non avendo io mai imparato a riparare gli orologi.

Quando ebbi la consapevolezza di aver perso buona parte della mia manualità nello scrivere “a penna” decisi di comprare una stilografica. Ne volevo una di qualità accettabile ma non volevo certo un “feticcio” stellato da esibire al lavoro o nelle occasioni .

La mia stilografica è un oggetto “vivo” (passatemi l’ossimoro). Capricciosa  ed esigente. Non vuole stare troppo tempo “in piedi” ma neanche “coricata”, non vuole rimanere  inattiva.  Di tanto in tanto ha bisogno di essere lavata ed asciugata. Vuole essere ricaricata con cura. Se le viene assicurato tutto ciò, riesce, dopo un po’ di pratica, a  farti imitare l’inimitabile, ovvero la calligrafia del professore Roberto Valacca, al tempo delle scuole elementari.

Mio padre non mi ha mai voluto insegnare a riparare gli orologi, diceva che mi sarei rovinato gli occhi e curvato la schiena. Gli occhi sono partiti comunque, sul cocchio della miopia,  e sono contento che lui , appunto, non se ne sia ritenuto responsabile. Quanto alla schiena, suppongo che parlasse in metafora.

Lorenzo De Donno

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6 thoughts on “La pazienza della meccanica”

  1. Caro Lorenzo che bel post!!! La manualità presuppone sempre avere molta pazienza per poterla gestire al meglio. So cosa vuol dire aggiustare orologi perchè avevo alle elementari ( fino al liceo a dire il vero) un’amica che aveva il papà con lo stesso lavoro del tuo. Ed era ricordo un piacere, per noi amiche, molto curiose, vederlo all’opera. Grazie per avermi portato indietro nel tempo. Per quanto riguarda gli occhi, consolati: i miei sono partiti da quel dì… Un abbraccio. Isabella

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