L’ elogio della camicia (ovvero, nati con la camicia e con l’incubo della stiratura )

L’ ELOGIO DELLA CAMICIA  (ovvero,  nati con la camicia  e con l’incubo della stiratura).

Qui siamo in Italia e non in Inghilterra. Diciamocelo, chi in  Italia gira con il colletto ed i polsini  della camicia “lisi” non fa una gran bella figura. Forse perché il concetto di “liso”, che sarebbe indice di sobrietà  nel vestire per una certa tradizione inglese, da noi non si usa e si dice meglio, e più efficacemente, “tarlato”. E poi,  gli inglesi non usano neanche  il bidet perché, a loro dire,  farebbero spesso  la doccia, al pari dei francesi  (per inciso, il bidet lo inventarono i Borboni: Regno delle due Sicilie). Peraltro si rimproverava, sempre  agli inglesi, anche  di non cambiare mai l’auto. Molti di loro viaggiavano, infatti,  in Rolls Royce,  Bentley , Jaguar  e Rover ( ed innumerevoli altri marchi artigianali che costruivano macchine fuoriserie o in piccola serie) e se le mantenevano, giustamente,  belle e “care”.

Sono stato due volte in Inghilterra ed avessi mai visto qualcuno con i polsini rovinati! Le vecchie Rolls Royce degli anni 60/70 incedono ancora, però, con regale eleganza,  nelle strade di Londra. Le leggende, metropolitane e non,  sopravvivono sempre a loro stesse (bidet a parte ).
 
Assunto che di una camicia in buone condizioni non ne possiamo proprio fare a meno, e neanche del detto “nna misa e nna lavata” (si indossa e si lava: non si riutilizza il giorno dopo n.d.r.)  arriva il momento della necessaria stiratura. Un uomo non dovrebbe mai stirare le proprie camicie, specie nel week end,  perché è una forma di masochismo psicologico, sarebbe come costringersi a vivere  – in anteprima –  tutti i giorni della settimana lavorativa successiva… (questa è per lunedì, questa per martedì, ecc.). Parola di masochista!

Per una mano esperta, con un ferro a vapore efficiente,  a condizione che sia rispettata tutta una liturgia su lavaggio e asciugatura, ci vuole un buon quarto d’ora a capo per renderlo presentabile. E questo sempre che la camicia sia di buona qualità per tessuto e confezionamento. Se entriamo nel campo dell’elasticizzato, ad esempio, si può anche rischiare la salute mentale.

C’è  stiratura e stiratura. Quella basic invernale,  dignitosa ma da tenere strettamente sottogiacca,  è  a 2D, e quella estiva,  a 3 D. Il protocollo  “3D”  prevede che nessun particolare, alla fine del lavoro, risulti appiattito. Sulla gruccia dove viene riposta ha già la forma del busto che la indosserà, non avrà righe alle maniche, alle spalle ed ai fianchi, come se ci fosse un manichino  a reggerla. Con la luce radente deve presentarsi liscia,  senza grinze mal spianate ad  effetto  “carrozzeria incidentata mal verniciata”.
Ma ciò non basta, perché se mai si fosse sbagliata, in eccesso,  la temperatura del ferro, alla prova luce radente appariranno delle zone di “lucido” assolutamente inaccettabili. E qui cade la precedente similitudine con la carrozzeria. C’è  chi ci strofina sopra qualcosa di ruvido per rimediare (la classica zolletta di zucchero che vi sfido a tirare fuori dalla dispensa, fa molto film  anni 70 ma chi ce l’ha in casa?). Ergo la regola che le camicie sensibili al lucido vanno stirate al rovescio e poi riportate al dritto (sempre più difficile,  tiè! ).

Ma c’è chi  non si ferma qui e si inoltra nel sentiero della perversione assoluta, ossia chi pretende la piegatura e la conservazione della camicia nel cassetto (e non appesa). Tale tecnica, va effettuata a camicia “fredda” e solo da mani esperte, per non vanificare  tutto il lavoro precedente.

In fine va detto che una bella camicia può essere di tutti i colori, purchè sia bianca. La citazione è mutuata dall’aforisma di Henry Ford,  che usava la battuta sul “nero”, l’unico colore che si  addicesse (caspita! un congiuntivo imperfetto)  ad un’auto, a suo parere. Le righe, i quadretti, le declinazioni di celeste, il rosa pallido, il puntinato, il fiorato,  sono invenzioni di menti pietose per non fare impazzire di monotonia chi stira.

C’è chi ha elogiato la cravatta, ora se ne può fare a meno in tante occasioni, specialmente se la camicia è bella di suo. Viene sostituita da sciarpe,  tutto l’anno  (anche in agosto). Nulla a che spartire, però, con gli strepitosi sciarpini psichedelici di Lucio Battisti, che se li legava strettissimi proprio sotto il pomo d’adamo…

N.B= il detto salentino “nna misa, nna llavata!” in realtà nasce per l’esatto opposto, quale lamentela delle donne quando un indumento veniva macchiato troppo spesso e le costringeva a lavarlo con frequenza.

Lorenzo De Donno

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3 thoughts on “L’ elogio della camicia (ovvero, nati con la camicia e con l’incubo della stiratura )”

    1. Grazie Chris, se le hai indossate poco suppongo che tu non le abbia mai stirate! È un privilegio maggiore rispetto ad averle indossare. Ti ho fatto un “tutorial”, allora! Grazie per aver letto tutto fino in fondo. Consideralo un fioretto.

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