LA MIA STELE DI ROSETTA

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LA MIA STELE DI ROSETTA

È Pasqua stamattina,
è Pasqua, mio Signore!
Per questo la collina
si sveglia tutta in fiore.
L’argento degli ulivi
illumina i declivi;
ogni fontana aspetta
con l’acqua benedetta;
campane e campanelle
sono tutte sorelle
festose, umili, chiare
cominciano a cantare.
(D. Rebucci)

La poesia di Pasqua che, una volta imparata in  prima elementare,  superando la difficoltà del termine “declivi” e l’errore finale di dire “suonare”, riferito alle campane, come sarebbe più  logico,  piuttosto che “cantare” come vuole il testo, riaffiora come un tormentone e mi  accompagna tutto l’anno  (compresi Natale e Ferragosto).
La cito perché, probabilmente, è  la prima poesia che ricordi ed è  sicuramente quella che mi ha introdotto al concetto della similitudine,  con “l’argento” degli ulivi e la loro luce riflessa (che, ad una rilettura adulta,  rimane l’unico elemento qualitativo di pregio di tutto il componimento) e della “licenza poetica” espressa delle  campane cantanti.

Ed è  la poesia che, prima ancora che potessi capire le regole rigide della metrica, qui invero molto essenziale,  mi ha fatto apprezzare la sola “pura”  musicalità espressa delle rime, come se  si formassero spontaneamente,  in magica sequenza,  nella mente del poeta  e non per studio della struttura del componimento.

L’ho detto altre volte, sarebbe bello isolare, per poterlo ricordare e rivivere,  quel momento topico in cui si acquisisce una consapevolezza. Uno di quei momenti potrebbe essere l’attimo  in cui una combinazione di  parole è diventata poesia. Ed è da questo traguardo, che è  una nuova ripartenza,  che si passa ad un livello superiore di conoscenza e non si può ritornare più indietro.

Da questa poesia – filastrocca partono tutti i miei tentativi di scrivere in rima e, forse, anche di scrivere.
Intanto Ve la propongo per quella che è, a qualcuno potrà ricordare una recita scolastica o una propria performance davanti ai parenti la mattina di Pasqua, per gli altri un regalo di plastica da nulla nell’uovo di cioccolato (e non fate caso a quello che rappresenta per chi scrive…).

Lorenzo De Donno

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