Il piccolo mondo di Carlo (Storie di strada n. 19)

Quando e come sia comparso nel nostro quartiere non saprei dirlo. Non l’abbiamo visto bambino e neanche crescere e diventare adulto in mezzo a noi. Non conosco nemmeno il suo cognome. So che un giorno, alcuni anni fa, qualcuno me lo indicò e mi disse il suo nome, Carlo. Chiacchierava con dei ragazzini sotto casa mia e si sospettò, ingiustamente, che non avesse buone intenzioni. Furono i giovanissimi, infatti, a conoscerlo per primi e, da quel momento, ne divennero amici e non lo maltrattarono mai (come può capitare quando si fanno beffe di persone non omologate) .

Oggi ha un’età indefinita, fra i quaranta e i cinquant’anni, carnagione e capelli scuri, un volto scavato che sembra prematuramente invecchiato.

Non so esattamente di cosa soffra, o quale sia il suo disagio, ma lui sembra non soffrire, nè provare disagi per la sua particolare condizione. Vive in un suo mondo che, dall’esterno, ci vuol poco a giudicare “semplificato”, perché circoscritto in due strade e una piazza, che lui percorre in lungo e in largo per tutto il giorno, a volte a braccetto con la vecchia mamma (che fatica a stargli a fianco), che accompagna a fare la spesa. Mai assente, sempre attento, educato, sorridente.

Carlo non supera mai i confini invisibili del suo piccolo mondo, non l’ho mai incontrato in centro, lontano dal suo rione. Dispensa sorrisi e saluti a tutti e si affretta a dare una mano, quando gli capita, a chi ne ha bisogno.

Ogni mattina lo incontro appena fuori dal cancello di casa mia, lui cammina sull’altro marciapiede, in direzione opposta, diretto verso la statua di Padre Pio. Con la coda dell’occhio mi ha già notato e aspetta il momento buono per darmi il suo squillante buongiorno, allungando e rafforzando la “o” finale, come un punto esclamativo.

Lui continua così per tutta la giornata, facendo su e giù e sorridendo a tutti, sbracciandosi in saluti mentre percorre, con il suo passo svelto, le sue due strade e si affaccia sulla piazza del rione, voltandosi a destra e sinistra perché nessuno, proprio nessuno, gli sfugga.

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