Io preferivo pane e frittata

​Chi guarda regolarmente la Tv si sarà accorto che è partita una colossale campagna pubblicitaria che promuove, in questi giorni,  tutta la produzione Ferrero. Non che la famosa industria, vanto dell’imprenditoria italiana nel mondo,  abbia mai risparmiato quanto a promozioni,  ma questo scendere in campo in forze, con nuovi testimonial (Luca Argentero), a colpi di Rocher, Kinder e Nutella (con tanto di regalo di lampada a forma di vasetto) sebbene sia propedeutico per  la stagione fredda e giustificato anche dall’approssimarsi del Natale, ha l’aspetto di una massiccia controffensiva. 

Piano piano, infatti, le industrie dolciarie, per propria scelta etica  o sensibilizzate da una crescente richiesta dei consumatori, hanno iniziato a eliminare il “grasso di palma” o “olio di palma” dalla produzione di dolci e biscotti.   Il discusso olio vegetale di cui trattiamo è  alla base o rientra nella preparazione  di quasi tutti i  prodotti Ferrero.

L’azienda  ha chiaramente affermato che non intende cambiare la “materia grassa” utilizzata dei suoi dolci, garantendone l’assoluta liceità della provenienza e sostenendone  la salubrità alimentare. 

 L’olio di palma viene prodotto, a bassissimo costo,  in aree tropicali dell’Indonesia e della Papua Nuova Guinea su terreni  la cui estensione è stata spesso sottratta alla foresta pluviale,  data alle fiamme per la “conversione” alla  nuova coltivazione di palmizi da olio. Parallelamente, in altre zone già a vocazione agricola,  sono sorte altre piantagioni,  ottenute  costringendo i proprietari delle terre, con vari metodi,  leciti e meno leciti, ad abbandonare le  colture cerealicole, i frutteti e il pascolo. Non è un caso che l’Indonesia risulti,  oggi , il terzo paese inquinante al modo ai fini dell’effetto serra,  a causa dei continui ed inarrestabili  incendi delle sue foreste.

 La Ferrero,  più volte,  ha dichiarato e documentato che il suo olio di palma proviene da coltivazioni lecite e certificate e nulla, in effetti,  le può essere addebitato al riguardo. 

Il secondo aspetto negativo è rappresentato dalla composizione stessa dell’olio di palma che,  per la presenza di acidi grassi saturi,  è potenzialmente nocivo alla salute e rappresenta un fattore di rischio per le malattie cardiovascolari e  per l’obesità. Ci vuol poco ad affermare, senza star qui a fare l’elenco,  che quasi ogni altro tipo di olio vegetale è più costoso e  meno dannoso di quello di palma. E quali sono, allora i suoi pregi, oltre al costo bassissimo ? L’assoluto sapore “neutro”, che si adatta ottimamente alla preparazioni dolciarie,  essendo lo stesso privo di sentori, tanfi o retrogusti; la capacità di amalgamarsi (specialmente se abbinato alle lecitine) agli altri ingredienti, rendendo imbattibile la “scioglievolezza” delle creme; la facilità  di sostituirsi al pregiato e costoso  burro di cacao nella produzione di cioccolato. Un altro pregio, che rimane teorico, è la ricchezza di vitamine all’atto della spremitura,  che si perde totalmente, purtroppo, nella necessaria fase di raffinazione industriale.                     

Non voglio “sparare” a zero sulla Nutella. Leggendone la storia,   parallelamente a quella della società dagli anni  60 in poi, non se ne può disconoscere il successo  planetario e quasi “necessario”. La famosa crema alle nocciole (che non hanno mai superato il 15%  del contenuto) nacque alla  fine degli anni 50,  con la denominazione di  “Supercrema Ferreno” quale evoluzione della più antica “Cremalba” (una precedente crema spalmabile più compatta, a base di  zucchero,  aroma vaniglia e coloranti, distribuita in latte da 3 chili e  venduta a peso nei negozi di alimentari). Nel 63 ne fu variato il nome in Nutella e, da quel momento, esportata in tutto il mondo.  La Nutella divenne il più facile companatico, economico eppure trasversale,  che non imbarazzava,  a scuola,  i ragazzini che non potevano permettersi i  panini al prosciutto. Risolveva  in fretta il problema delle mamme (lavoratrici e non)  e le inappetenze dei bambini che non rifiutavano mai colazione e merenda al sapore di cioccolato. Farciva ogni torta e ciambella e riabilitava anche l’ultimo pezzetto di pane del giorno prima rimasto nel cestino. Da non trascurare, inoltre, il fattore psicologico e consolatorio, quello ludico, fino ad alimentare e a rendere possibili fantasie erotiche. Alimento dell’appagamento immediato  e causa di consapevole assuefazione determinata non dal cacao, come si potrebbe ritenere, ma dall’altissima quantità di zucchero.   Di cioccolato, però,  ne conteneva (allora come oggi) veramente poco:  il 7,5%, insieme a circa un 10% di latte in polvere.  Se volessimo tirare le somme delle “materie nobili” su 100 grammi di Nutella,  fra nocciole, cacao e  latte in polvere, arriviamo a poco più di 30 grammi di ingredienti di  qualità. Quello che rimane (70 grammi ) è rappresentato da olio di palma e zucchero, tanto zucchero. Nei gruppi di  vegani, come in quelli di  non fumatori,  spesso i principali integralisti ed intransigenti sono i “convertiti” dell’ultimo minuto. Io, avendo sempre mangiato poca Nutella (da bambino  preferivo di gran lunga i panini con la frittata) ho sempre mantenuto un atteggiamento distaccato, pertanto  non ho urgenza di fare  proclami e proseliti. Una  cosa la vorrei dire, però. Anzi,  è un’amara constatazione. La Nutella non si è evoluta con il maturare di nuove sensibilità sull’ambiente e sulla nutrizione. E’ prodotto rimasto inalterato nella sua ricetta,  oramai anacronistica,  quasi da archeologia alimentare, che avrebbe bisogno di “invertire le dosi”, basterebbe usare più nocciole, più cacao e meno ( e diverso) olio  e zucchero. Altre aziende lo hanno già fatto, i loro prodotti costano qualcosa in più e sono ugualmente buoni (sanno più di cioccolato e nocciole, è ovvio). Il mercato sarebbe maturo per accogliere una Nutella aggiornata ai tempi, più ecologica e salutare, e anche per ricevere messaggi pubblicitari meno fuorvianti in tema di corretta alimentazione.       

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1 thought on “Io preferivo pane e frittata”

  1. Sì, sono in ritardo e probabilmente stanno prendendo tempo. Mi pare un problema analogo al biocarburante e alle coltivazioni intensive che ci stanno dietro. Per quanto riguarda la salute, mi pare, dipenda da come vienene stratto l’olio e poi, come ogni cosa, da quanto se ne ingerisce. Con la Nutella , dato l’apporto calorico, è il buon senso a dirci di andar piano. Sta di fatto che dovranno cambiare per non essere fuori mercato, solo che forse non hanno ancora trovare il modo. Mi domando: ma quando l’hanno inventata mica lo conoscevamo l’olio di palma, credo…

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