LO STRANO SOGNO DI ROSALDA 4°EPISODIO

LO STRANO SOGNO DI ROSALDA

 Quarto episodio: Donna Luisella.
L’alba della mattina successiva arrivò presto. Nelle ore di veglia che seguirono l’ultimo drammatico sogno,  Rosalda cercò di pianificare un’azione risolutiva. Sarebbe andata lei stessa, in qualche modo, alla Masseria della contrada del  Bosco, a vedere di persona che fine avesse fatto la sua madrina Nena, e non avrebbe creduto a nessuno se non ai propri occhi. Raccomandò a Gino di uscire un po’  prima da casa perché aveva delle commissioni da sbrigare. Si trattava di pratiche da spicciare in diversi uffici,  necessarie  per l’apertura del nuovo magazzino nel paese vicino. Arrivati in negozio, la donna prese dei documenti dallo stipo della contabilità, li mise un un cartella di pelle scura e si avviò verso il Municipio, dove si fermò per una buona mezz’ora per raccogliere i timbri e firme che le occorrevano.
Appena ebbe terminato quelle incombenze,  prese la strada del ritorno ma, invece di proseguire dritta verso il negozio,  allungò il passo e imboccò una via laterale, stando bene attenta che il marito, dalla loro vetrina, non la vedesse svoltare. Dopo un breve tragitto si trovò sotto al grande portale di un  palazzo elegante di pietra bianca, appena terminato di costruire. Batté un paio di volte il grande pomo d’ottone del maniglione e attese che una domestica, affacciatasi da uno spioncino, sbloccasse la piccola porta ricavata in un’anta del portone di legno verde. La cameriera, che  aveva riconosciuto subito la ragazza, la invitò ad entrare, senza attendere un ordine superiore. Rosalda era, infatti, amica dalla padrona di casa, Donna Luisella,  perché aveva frequentato quella famiglia sin da piccola. Sua madre Maria era la loro sarta ufficiale e capitava abbastanza spesso che la  conducesse con sé durante le prove dei vestiti della  padroncina, all’epoca poco più che adolescente. Luisa, figlia unica,  si era affezionata a quella bambina dolce e sempre sorridente e l’aveva quasi adottata come una sorella minore, riservandole piccoli regali e varie leccornie gradite ai bambini. L’amicizia e l’affetto non si erano mai interrotti, nonostante ognuna avesse seguito strade autonome, com’era logico che fosse, considerata la differenza d’età, i rispettivi matrimoni intervenuti e l’appartenenza a ceti sociali diversi. 
Quando il lavoro glielo consentiva, Rosalda non mancava al  rosario delle cinque del venerdì pomeriggio, in casa di Luisella, a cui partecipavano tutte le donne del palazzo, alcune amiche e vicine delle dimore adiacenti e un padre cappuccino. Dopo le preghiere  era d’obbligo, per piacere e per buona creanza,  fermarsi ancora per una mezz’ora a conversare, approfittando del piccolo ristoro offerto dall’ospite premurosa: caffè d’orzo, rosolio, taralli e biscotti zuccherati. Il rosario delle cinque era diventato quasi un ritrovo per il gruppo di amiche della borghesia del paese. Le accomunava l’affetto per Rosalda, benché la ragazza non fosse né nobile e né ricca, perché ne apprezzavano il suo spirito di intraprendenza ed il rapporto alla pari con Gino, capacità che mancavano quasi a tutte loro, succubi di mariti capricciosi e autoritari.

  

–  Mia cara, cosa ti porta da me a quest’ora, che non possa aspettare il nostro chiacchiericcio del dopo rosario? – le disse  sorridendo donna Luisella, prendendola sotto braccio e conducendola nell’ampia veranda piena di piante verdi. Poi la invitò a sedersi sul divanetto di vimini e la squadrò bene in viso, intuendone un disagio.

-Donna Luisella, ho bisogno d’aiuto…-. La ragazza confidò alla sua amica il suo stato di tensione e la forte sensazione di disgrazia incombente, alimentata dagli incubi ricorrenti che, da qualche notte, la assillavano. La informò che si era rivolta ai Carabinieri, che c’era stata una indagine informale che non aveva dato un esito per lei convincente e che, nonostante avesse avuto notizie rassicuranti,  il suo incubo si era ripresentato, ancora più terribile. Raccontò dell’ultima notte, delle parole di sua madre, anch’essa apparsale  nel sogno, che le preannunciavano  presagi di morte. Le disse, inoltre, che era determinata ad agire da sola , senza coinvolgere il marito,  perché riteneva di averlo già esposto fin troppo con il maresciallo dei carabinieri e, comunque, voleva risolvere il caso autonomamente, senza dover dare conto allo scetticismo e alla preoccupazione altrui, anche se motivati dall’affetto.            
 – Rosalda, credo di aver capito – la interruppe Luisella con tono deciso –   che, a questo punto, non abbiano altra scelta. Bisogna andare sul posto! Vorrei poterti aiutare… Anzi, lo farò! Filomena è stata anche buona amica di mia zia Sara,  oltre ad essere la  tua madrina e seconda cugina della tua povera mamma-. 

Ormai pienamente coinvolta, la nobildonna  si alzò dal divanetto e cominciò a camminare a piccoli passi su e giù per la veranda, riflettendo sul da farsi. Ad un tratto si fermò: aveva le idee chiare.

 – C’è bisogno di una macchina – disse –  mi sembra ovvio. Nella nostra rimessa  c’è parcheggiata la 520 Fiat di mio cugino Rino, lui è con mio marito a Roma per affari. Ha lasciato le sue chiavi al nostro stalliere. E’ complicato farla partire, dovrò contare sulla tua forza,  la mia spalla non mi consente neanche di provarci, a ruotare la manovella… In compenso,  me la cavo abbastanza bene con la guida e la strada la conosco perché è quella che facciamo andando dai cugini a Gallipoli. In meno di due d’ore dovremmo arrivare a destinazione… Quanto a tuo marito, ci penserò io. Passerò nel pomeriggio dal negozio e ti chiederò di aiutarmi domani, mi inventerò una faccenda che durerà tutta la giornata. Ecco…”andremo a Lecce a comprare nuove tende”, per il salone, e chiederemo a Gino di affidare Angelo a sua madre, che non si tirerà centro indietro. Si parte domani mattina, alle sette … Farò preparare una cesta di provviste,  due coperte e…che Dio ce la mandi buona!-.

Nell’esclamazione finale aveva preso un lembo dell’ampia gonna e l’aveva tirato verso l’alto,  a mo’ di baionetta, oppure di bandiera,  facendo sorridere la giovane amica, finalmente rinfrancata di aver trovato un’alleata leale e risoluta come lei.  
continua (ma siamo vicini alla fine)

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