LO STRANO SOGNO DI ROSALDA – SETTIMO EPISODIO

LO STRANO SOGNO DI ROSALDA – 

Settimo Episodio: L’ aiuto inaspettato.

#Salento #raccontisalentini #narrativa #leggogiallo #giallisti 
Ines aspettò che Giovanni uscisse dalla stanza e si avviasse verso la stalla,  dove il suo cavallo era già pronto e sellato. Come ogni giorno, prima di pranzo, avrebbe fatto un giro nella proprietà e si sarebbe fermato nel caseificio, per ritirare l’incasso della vendita della ricotta e del formaggio fresco. La donna si avvolse nel suo scialle nero e corse da Nunziatina, la vecchia  governante, incaricata di badare al suo piccolo Domenico e ad altri bambini della masseria quando le madri erano occupate nei lavori nei campi. L’anziana donna, appena la vide,  le fece segno di abbassare la  voce, indicandole il bambino che si era appena  addormentato. Ines le chiese se potesse continuare a occuparsi di Domenico,  perché  doveva sbrigare dei lavori, e lei annuì, immaginando che dovesse incontrarsi con il padrone. Nunziatina sapeva bene che Giovanni non gradiva la presenza del bambino e che  lei aveva l’obbligo di badare a lui, quando l’uomo  si appartava con la madre del piccolo.
Ines  uscì e si avviò verso una rimessa di attrezzi agricoli che di solito, a quell’ora,  era deserta. Dietro al portone d’ingresso, appoggiata al muro,  c’era la bellissima bicicletta Bianchi del  povero Domenico, uno dei due figli di Filomena morti prematuramente. Era un po’ impolverata, ma qualcuno l’aveva usata di recente,  perché le ruote erano gonfie. Ebbe un flash. Il ricordo di lei, impacciata e con la gonna tirata su, che imparava a pedalare, e Domenico  che la rincorreva, reggendo la bicicletta dal sellino perché non si sbilanciasse e cadesse. Ricordava il brivido provato nel sentire  il suo alito caldo sul collo, dopo giri e giri inanellati sull’aia, con lui che la incoraggiava a non smettere. Ricordò  l’applauso che le fece alla fine, quando lei, superata l’ultima incertezza,  si era mantenuta in perfetto equilibrio e aveva deviato la corsa sullo stradone  della masseria, con  il vento nei capelli. 

Ecco, era così che voleva tornare a sentirsi, libera. Voleva poter riassaporare quel momento, l’ebbrezza della velocità  che sembrava allontanarla dalla sua situazione di squallida e rassegnata sofferenza.

  

Prese la bicicletta e la condusse, spingendola a mano, fino a un ingresso secondario che attraversava le ampie  mura di cinta della masseria del Bosco. I due cani, u cane ranne e u cane picciccu,  la scortarono scodinzolando  fino all’uscita e dovette far fatica a richiudere la porta di ferro dietro di sé  poiché gli animali, che lei aveva cresciuto, cercavano di uscire con lei all’esterno. Una volta fuori, si arrotolò  la gonna in modo che non interferisse con le ruote e con la canna del telaio, montò in sella e iniziò a pedalare velocemente,  in direzione della strada maestra.
– Non deve essere arrivato lontano, quel fattorino…– pensò Ines. In fondo non era passata neanche un’ora da quando era andato via e, poiché era giunto a piedi, sicuramente era diretto in paese, oppure si sarebbe fermato  lungo la strada,  in attesa di qualcuno che lo riportasse a Maglie. Continuò a pedalare sulla strada fangosa fino ad arrivare all’ultimo tratto, dove la salita si faceva ripida, che dovette percorrere a piedi, spingendo a mano la Bianchi.  Arrivata sulla sommità della collinetta, si trovò sul  punto in cui la via secondaria, da cui proveniva, si immetteva sulla strada  provinciale. Il podere che faceva d’angolo era condotto, in via autonoma dalla gestione della masseria, da Ntoni, un anziano colono che si avvaleva di  antichi accordi sottoscritti con donna Filomena.  Il vecchio, riconoscendo Ines che si avvicinava, interruppe il suo lavoro e la salutò con grandi gesti delle braccia.

-Ntoni! Hai visto passare un giovane forestiero da qui, poco fa? – gli gridò  Ines,   accoppiando le mani sulla bocca, a mo’ di megafono, per amplificare la sua voce. 

-Noooo! – le risposte l’anziano contadino – Ma è passata nna bella machina russa. E’ sciuta e è vvinuta. Se ncera puru nnu ggiovane intra, nu tte lu sacciu  dire… E’ sciuta rittu allu paese. Ci fuci,  la trovi..-. 

Ines pensò, allora, che il giovane fosse  proprio arrivato con  quella automobile vista da Ntoni e il fatto che  fosse diretta  in paese la rassicurò sul fatto di poterlo ritrovare. Salutò l’anziano e proseguì la strada verso il centro abitato,  lungo una discesa che le consentì, con minimo sforzo, di arrivare in fino alle  prime case. Se c’era un’auto di un forestiero sicuramente qualcuno l’aveva vista  e, magari, sapeva dove fosse esattamente. Infatti bastò chiedere informazioni  sulla via principale. 

– L’ho vista poco fa… -le  risposte, a domanda, il farmacista – con quel rombo che fa è impossibile non notarla, passando da qui mi ha fatto vibrare la vetrina. Andava in fondo alla strada, verso il Cimitero-.

-Giusto! – pensò Ines, era logico che, dopo la sua risposta brusca e senza particolari, il giovane volesse avere conferma di quella morte che gli era stata  così brutalmente comunicata. La donna proseguì verso il Cimitero ma , ancor prima di uscire dal paese, scorse l’automobile parcheggiata in un vicolo. Il suo intuito le confermò che dovesse dirigersi proprio al camposanto per incontrare il forestiero.
Mentre Rosalda, Luisella ed Egidio risalivano la ripida rampa di scale della cripta si trovarono di fronte Ines, avvolta nello scialle nero, che era già entrata nella cappella. – 

-E’ lei – disse Egidio – E’ la persona che ho incontrato alla masseria – aggiunse.

-Buongiorno –  rispose Ines –  mi chiamo Ines D.P., mi dispiace per la brutta accoglienza di prima, signore,  ma, credetemi, era necessario mandarvi via in quel momento. Se vi interessa ancora incontrare donna Filomena non abbiamo molto tempo da perdere! Se utilizziamo la vostra automobile possiamo ritornare alla masseria del Bosco prima del rientro di Giovanni  e dei suoi uomini. Dopo, diventerebbe tutto più complicato. Se siete d’accordo, parleremo lungo la strada…-.      

   

– Sono Rosalda, donna Filomena è stata la mia madrina di battesimo. Questa è la mia amica donna Luisella e questo è Egidio, il suo autista, anzi il suo futuro autista. Ci sono tante cose che ci dovrà dire, strada facendo, e non trascuri nulla perché questa storia si sta facendo complicata…-.
Ines cercò di fare un quadro della situazione, servendosi delle  informazioni che aveva, senza nascondere nulla della sua particolare condizione alla masseria,  premettendo che  la sua posizione, con questo intervento,  si faceva difficile e che non era escluso, pertanto,  che potesse aver bisogno di aiuto per sé e per il figlio, se  la situazione fosse precipitata. Per quanto a sua conoscenza, dopo la morte di Antonio e Domenico,  Giovanni , privato dei freni che i fratelli gli ponevano nella sua esuberanza,  si era buttato in una serie d’affari sbagliati e   aveva perso grande parte della sua quota di proprietà, compresa quella portatale in dote dalla moglie. Inoltre, essendo per sua natura  predisposto alla dissolutezza e al vizio, aveva contratto enormi debiti di gioco che le buone rendite della masseria non avrebbero mai potuto ripagare. Ines riferì di aver ascoltato numerose  discussioni, piuttosto accese,  fra madre e figlio sulla ricorrente  richiesta di Giovanni di avere la piena delega sui depositi bancari e la procura a vendere i beni a lei intestati. Lei  gli rispondeva sempre che non avrebbe mai più dato una lira per il pagamento dei suoi debiti perché sentiva la responsabilità di tutte le persone che vivevano con lei alla masseria del Bosco.  Tutto ciò fino a quando Filomena, alcuni mesi prima, aveva contratto un forte esaurimento, si era rinchiusa nella sua stanza, e non si era più fatta vedere da nessuno  se non dal figlio e dalla nuora, che erano gli unici autorizzati ad accudirla e a visitarla. 

-Nessun altro ha visto recentemente Filomena? – Chiese,  pensierosa , Rosalda.

-Che io sappia, no… – le rispose Ines. 

-Ma com’è possibile?  – intervenne Luisella – una persona,  per quanto malata o mentalmente instabile,  si dovrebbe vedere per casa, affacciata a una finestra. A meno che… -.

-A meno che non sia segregata! – aggiunse Rosalda – Andiamo subito alla masseria, facciamo luce su questo mistero,  una volta per tutte! Ci aiuterà,  Ines?-. 

-Ho le chiavi dell’ingresso secondario, da dove sono uscita …-. 

-E i cani? Quei due cani famelici, chi li terrà a bada? – esclamò Egidio che era aveva visto con che furia si erano avventati contro il cancello quando lui si era avvicinato.

– Per i cani non preoccupatevi – rispose Ines – li ho cresciuti io fin da cuccioli, se siete con me saranno docili come agnellini, voi  non temiate di essere annusati. E’ il massimo che vi faranno-.

-Non perdiamo tempo! – Concluse donna Luisella, indossando gli occhiali da guida – in  marcia!-. 
-La Fiat 520 amaranto si avviò al primo tentativo. Le due amiche si sedettero davanti mentre sul divanetto posteriore si accomodarono Egidio e Ines, quest’ultima avvolta dallo scialle nero, perché la gente del paese non la riconoscesse.
Dopo circa venti minuti erano nuovamente nei pressi del boschetto dove avevano parcheggiato la prima volta.  Adesso non aveva senso nascondersi, ormai il gruppo aveva deciso di agire. Proseguirono  fin sotto all’ingresso secondario e fermarono l’auto a pochi passi. Ines sbloccò la serratura  e la porta si aprì con un cigolio. Rassicurò  i cani che si erano avvicinati e li portò nella rimessa, chiudendoli all’interno. Poi  fece cenno ai visitatori di rimanere in un cortile meno esposto alla vista, mentre lei correva fino all’alloggio di Nunziatina, alla quale raccomandò  di preparare il bambino perché sarebbe passata a prenderlo da lì a poco. 

Riunitasi al gruppo, indicò la casa dei padroni. 

– Ora entreremo in casa. Se dovessimo incontrare Clara, la moglie di Giovanni, dovremo far fronte alla situazione…-.
(Continua)

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